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Blocco 4 - Bilancio dello Stato, rapporti economici internazionali e globalizzazione

0. Obiettivo del blocco

Questo blocco serve a collegare la dimensione interna dell'economia pubblica con quella internazionale. Dopo aver studiato il ruolo dello Stato nell'economia, bisogna capire:

  • come lo Stato programma entrate e spese attraverso il bilancio;
  • come usa la manovra economica e la politica di bilancio;
  • quali limiti incontra a causa del debito pubblico e dei vincoli europei;
  • come funzionano i rapporti economici internazionali;
  • perché libero scambio, protezionismo, globalizzazione e multinazionali sono temi centrali dell'economia contemporanea.

L'idea fondamentale è questa: lo Stato non opera in isolamento. Le sue scelte di spesa, tassazione e investimento sono condizionate dal mercato interno, dai mercati finanziari, dall'Unione Europea e dai rapporti economici globali.


Parte I — Il bilancio dello Stato

1. Che cos'è il bilancio dello Stato

Il bilancio dello Stato è il documento contabile con cui lo Stato indica le entrate e le spese relative a un determinato periodo di tempo, normalmente l'anno finanziario.

Non è solo un documento tecnico: è anche uno strumento politico, perché attraverso il bilancio si vede concretamente quali scelte vuole compiere lo Stato. Per esempio, un aumento della spesa per scuola, sanità o infrastrutture mostra una determinata direzione politica; una riduzione della spesa pubblica o un aumento delle imposte ne mostra un'altra.

Il bilancio permette quindi allo Stato di:

  • prevedere le risorse disponibili;
  • stabilire come usare il denaro pubblico;
  • programmare gli interventi economici e sociali;
  • controllare l'equilibrio tra entrate e spese;
  • rendere trasparenti le scelte finanziarie davanti al Parlamento e ai cittadini.

Una frase utile da scritto:

Il bilancio dello Stato è il documento attraverso cui vengono previste e autorizzate le entrate e le spese pubbliche. Esso non ha solo valore contabile, ma anche politico e giuridico, perché esprime le scelte dello Stato e autorizza la pubblica amministrazione a realizzarle.

2. Origini storiche del bilancio

Storicamente, il bilancio nasce come strumento di controllo nei confronti del potere sovrano. In passato i sovrani potevano imporre tributi e sostenere spese senza un controllo effettivo da parte dei rappresentanti dei cittadini.

Con lo sviluppo dello Stato moderno e del costituzionalismo, si afferma invece il principio secondo cui le entrate e le spese dello Stato devono essere approvate da un organo rappresentativo, cioè il Parlamento.

Il bilancio assume così una funzione di garanzia: impedisce che il potere esecutivo gestisca liberamente il denaro pubblico senza controllo.

In questo senso, il bilancio è legato alla democrazia rappresentativa: i cittadini, attraverso il Parlamento, controllano l'uso delle risorse pubbliche.


3. Le funzioni del bilancio

Il bilancio dello Stato ha tre grandi funzioni.

3.1 Funzione tecnico-contabile

Il bilancio registra in modo ordinato le entrate e le spese dello Stato. Serve quindi a rappresentare la situazione finanziaria pubblica.

Da questo punto di vista, il bilancio permette di capire:

  • quanto lo Stato prevede di incassare;
  • quanto prevede di spendere;
  • se le entrate bastano a coprire le spese;
  • se si crea un disavanzo o un avanzo.

3.2 Funzione giuridico-amministrativa

Il bilancio ha anche una funzione giuridica perché autorizza la pubblica amministrazione a riscuotere entrate e sostenere spese.

Questo significa che la pubblica amministrazione non può spendere liberamente: deve agire nei limiti stabiliti dal bilancio approvato.

Questa funzione è importante perché collega il bilancio al principio di legalità: anche la gestione del denaro pubblico deve rispettare la legge.

3.3 Funzione politica

Il bilancio esprime l'indirizzo politico dello Stato.

Attraverso il bilancio, Governo e Parlamento decidono quali settori finanziare maggiormente e quali obiettivi perseguire: crescita, occupazione, welfare, sicurezza, istruzione, infrastrutture, riduzione del debito.

Per questo motivo il bilancio è uno degli strumenti principali della politica economica.


4. I principi del bilancio

Il bilancio dello Stato deve rispettare alcuni principi fondamentali. Essi servono a rendere il bilancio chiaro, controllabile e corretto.

4.1 Annualità

Il bilancio si riferisce a un anno finanziario. Questo consente un controllo periodico delle entrate e delle spese.

4.2 Universalità

Tutte le entrate e tutte le spese devono essere indicate nel bilancio. Non devono esistere gestioni nascoste o fuori bilancio.

4.3 Integrità

Le entrate e le spese devono essere indicate per intero, senza compensazioni. Questo rende più trasparente la reale dimensione della finanza pubblica.

4.4 Unità

Il bilancio deve essere considerato come un documento unitario. Le entrate finanziano l'insieme delle spese pubbliche, non singole spese specifiche, salvo eccezioni previste dalla legge.

4.5 Veridicità e attendibilità

Le previsioni devono essere realistiche e fondate su dati credibili. Un bilancio costruito su stime false o troppo ottimistiche non permette una corretta gestione dello Stato.

4.6 Pubblicità

Il bilancio deve essere conoscibile, perché riguarda l'uso del denaro pubblico. I cittadini devono poter conoscere come lo Stato impiega le risorse.

4.7 Specializzazione

Le entrate e le spese devono essere indicate in modo specifico, così da consentire un controllo effettivo sui diversi settori dell'amministrazione pubblica.


5. Analisi costi-benefici

Prima di realizzare un intervento pubblico, lo Stato deve valutare se esso sia conveniente e utile per la collettività. Per questo si parla di analisi costi-benefici.

L'analisi costi-benefici confronta:

  • i costi economici e sociali di un intervento;
  • i vantaggi che esso può produrre;
  • gli effetti immediati e quelli di lungo periodo;
  • le alternative possibili.

Per esempio, prima di costruire un'opera pubblica, lo Stato deve chiedersi se i benefici per cittadini e imprese superino i costi finanziari, ambientali e sociali.

Questo concetto è importante perché mostra che la spesa pubblica non deve essere solo possibile, ma anche razionale e giustificata.


6. La manovra economica

La manovra economica è l'insieme degli interventi con cui lo Stato modifica entrate e spese per raggiungere determinati obiettivi economici.

Attraverso la manovra economica, lo Stato può:

  • aumentare o ridurre le imposte;
  • aumentare o ridurre la spesa pubblica;
  • finanziare investimenti;
  • sostenere famiglie e imprese;
  • intervenire sul deficit;
  • correggere squilibri economici.

La manovra economica è quindi lo strumento pratico con cui la politica economica diventa concreta.

Esempio:

  • se l'economia è in crisi, lo Stato può aumentare la spesa pubblica o ridurre le tasse per stimolare consumi e investimenti;
  • se il deficit è troppo alto, lo Stato può ridurre la spesa o aumentare le entrate per migliorare i conti pubblici.

7. Politica di bilancio e debito pubblico

La politica di bilancio riguarda l'uso del bilancio pubblico per influenzare l'economia.

Essa agisce soprattutto su due elementi:

  • le entrate pubbliche, in particolare imposte e tributi;
  • le spese pubbliche, come stipendi pubblici, pensioni, sanità, istruzione, infrastrutture, welfare.

Quando le spese superano le entrate si crea un saldo negativo.

7.1 Disavanzo

Il disavanzo è la situazione in cui, in un determinato bilancio, le spese sono superiori alle entrate.

È quindi una differenza negativa tra ciò che lo Stato incassa e ciò che spende.

7.2 Deficit

Il deficit pubblico indica il saldo negativo annuale dei conti pubblici. Spesso viene espresso in rapporto al PIL.

In termini semplici:

Il deficit indica quanto lo Stato spende in più rispetto a quanto incassa in un anno.

7.3 Debito pubblico

Il debito pubblico è l'insieme dei debiti accumulati dallo Stato nel tempo.

Se ogni anno lo Stato registra deficit, deve finanziarsi prendendo denaro a prestito, per esempio emettendo titoli di Stato. L'accumulo dei deficit passati forma il debito pubblico.

La distinzione fondamentale è questa:

  • il deficit riguarda un anno;
  • il debito pubblico è lo stock complessivo accumulato nel tempo.

Frase da scritto:

Il deficit è il saldo negativo annuale tra entrate e spese, mentre il debito pubblico rappresenta l'accumulo dei deficit degli anni precedenti. Per questo uno Stato con deficit elevati e ripetuti tende ad aumentare progressivamente il proprio debito.

8. Politica di bilancio e governance europea

Gli Stati membri dell'Unione Europea non sono completamente liberi nella gestione del bilancio, perché devono rispettare regole comuni finalizzate alla stabilità economica e finanziaria.

Queste regole servono a evitare che l'eccessivo indebitamento di un Paese metta in difficoltà l'intera area economica europea.

8.1 Parametri di Maastricht

I parametri di Maastricht sono criteri economici stabiliti per garantire stabilità e convergenza tra gli Stati membri.

I più importanti per il bilancio pubblico sono:

  • deficit pubblico non superiore al 3% del PIL;
  • debito pubblico non superiore al 60% del PIL, oppure in riduzione verso quel valore.

Accanto a questi criteri vi sono anche parametri relativi alla stabilità dei prezzi, dei cambi e dei tassi di interesse.

8.2 Patto di stabilità e crescita

Il Patto di stabilità e crescita rafforza i vincoli di bilancio europei e mira a evitare deficit eccessivi.

Il suo scopo è mantenere la stabilità finanziaria degli Stati membri, chiedendo politiche di bilancio responsabili.

8.3 Fiscal compact e clausole di flessibilità

Il Fiscal compact ha rafforzato il principio del pareggio di bilancio e del controllo del debito.

Tuttavia, in alcune situazioni eccezionali, come crisi economiche gravi o emergenze, possono essere previste forme di flessibilità. Questo permette agli Stati di sostenere l'economia senza essere immediatamente bloccati da vincoli troppo rigidi.


9. Principi costituzionali relativi al bilancio

La Costituzione italiana contiene principi importanti in materia di bilancio.

9.1 Articolo 81 Cost.

L'articolo 81 riguarda l'equilibrio tra entrate e spese e stabilisce che lo Stato deve assicurare l'equilibrio del bilancio, tenendo conto delle fasi favorevoli e sfavorevoli del ciclo economico.

Questo significa che la Costituzione non impone una rigidità assoluta, ma richiede una gestione responsabile dei conti pubblici.

Il ricorso all'indebitamento è ammesso solo in determinati casi, per esempio in presenza di eventi eccezionali o per contrastare fasi economiche negative, secondo le regole previste.

9.2 Equilibrio di bilancio

L'equilibrio di bilancio non significa necessariamente che entrate e spese siano sempre identiche in ogni momento. Significa piuttosto che lo Stato deve evitare squilibri permanenti e incontrollati.

Il bilancio deve quindi essere sostenibile nel tempo.

9.3 Sostenibilità del debito

La sostenibilità del debito indica la capacità dello Stato di continuare a finanziare il proprio debito senza compromettere la stabilità economica.

Uno Stato molto indebitato può avere difficoltà perché deve pagare interessi elevati e può perdere fiducia sui mercati finanziari.


10. Tipi di bilancio

Il libro distingue diversi tipi di bilancio.

10.1 Bilancio preventivo

Il bilancio preventivo indica le entrate e le spese previste per l'anno successivo.

Ha quindi una funzione programmatoria: serve a stabilire in anticipo quali risorse saranno disponibili e come verranno utilizzate.

10.2 Bilancio consuntivo

Il bilancio consuntivo indica le entrate effettivamente riscosse e le spese effettivamente sostenute in un periodo già concluso.

Serve quindi a verificare se le previsioni sono state rispettate.

10.3 Bilancio di competenza

Il bilancio di competenza considera le entrate che lo Stato ha diritto di riscuotere e le spese che si impegna a sostenere, indipendentemente dal momento in cui avviene materialmente il pagamento o l'incasso.

10.4 Bilancio di cassa

Il bilancio di cassa considera invece le entrate effettivamente incassate e le spese effettivamente pagate.

La distinzione è importante perché un impegno di spesa può nascere in un certo anno, ma essere pagato concretamente in un momento successivo.


11. L'iter di approvazione del bilancio

Il bilancio viene preparato dal Governo e poi presentato al Parlamento, che lo discute e lo approva.

L'approvazione parlamentare è essenziale perché il bilancio riguarda l'uso delle risorse pubbliche e quindi deve essere sottoposto al controllo democratico.

L'iter può essere riassunto così:

  1. il Governo elabora il disegno di legge di bilancio;
  2. il testo viene presentato alle Camere;
  3. il Parlamento lo esamina e può modificarlo;
  4. la legge di bilancio viene approvata;
  5. il Presidente della Repubblica la promulga;
  6. la pubblica amministrazione può operare secondo quanto autorizzato.

Se il bilancio non viene approvato entro i termini, può ricorrersi all'esercizio provvisorio, ma solo nei limiti stabiliti dalla Costituzione.


Parte II — Gli scambi con l'estero

12. I rapporti economici internazionali

I rapporti economici internazionali comprendono l'insieme degli scambi economici tra Paesi.

Essi riguardano soprattutto:

  • scambio di merci;
  • scambio di servizi;
  • movimenti di capitali;
  • investimenti esteri;
  • trasferimento di tecnologie;
  • rapporti tra imprese multinazionali;
  • flussi migratori legati al lavoro.

Nel mondo contemporaneo nessun sistema economico è completamente isolato. Le economie nazionali sono interdipendenti: ciò che accade in un Paese può produrre effetti anche su altri Paesi.


13. Origini dello sviluppo del commercio internazionale

Il commercio internazionale si è sviluppato progressivamente grazie a diversi fattori storici:

  • miglioramento dei trasporti;
  • sviluppo delle comunicazioni;
  • rivoluzione industriale;
  • specializzazione produttiva dei Paesi;
  • ricerca di materie prime e nuovi mercati;
  • crescita delle imprese transnazionali;
  • riduzione di molte barriere commerciali.

Con l'industrializzazione, gli Stati hanno iniziato a produrre più beni di quanti potessero consumare internamente. Per questo è diventato necessario vendere all'estero e acquistare beni non disponibili o più convenienti in altri Paesi.


14. Le teorie sul commercio internazionale

Le teorie del commercio internazionale spiegano perché i Paesi commerciano tra loro.

14.1 Mercantilismo

Il mercantilismo riteneva che la ricchezza di uno Stato dipendesse dall'accumulo di metalli preziosi e da una bilancia commerciale positiva.

Secondo questa visione, bisognava esportare più di quanto si importasse.

14.2 Teoria dei costi assoluti

Secondo Adam Smith, un Paese dovrebbe specializzarsi nella produzione dei beni che riesce a produrre con costi minori rispetto agli altri Paesi.

In questo modo, attraverso lo scambio, tutti possono ottenere vantaggi.

14.3 Teoria dei costi comparati

David Ricardo sostiene che il commercio può essere vantaggioso anche quando un Paese è più efficiente in tutte le produzioni. Ciò che conta è il vantaggio comparato, cioè la convenienza relativa a specializzarsi in una produzione piuttosto che in un'altra.

Il concetto fondamentale è che la specializzazione e lo scambio possono aumentare il benessere complessivo.


15. Libero scambio e protezionismo

La politica commerciale può orientarsi verso due modelli principali: libero scambio e protezionismo.

15.1 Libero scambio

Il libero scambio consiste nella riduzione o eliminazione degli ostacoli al commercio internazionale, come dazi, quote e restrizioni.

Vantaggi:

  • aumenta gli scambi tra Paesi;
  • favorisce la concorrenza;
  • può ridurre i prezzi per i consumatori;
  • permette una maggiore specializzazione produttiva;
  • amplia i mercati per le imprese.

Svantaggi:

  • può danneggiare settori nazionali meno competitivi;
  • può favorire la delocalizzazione;
  • può aumentare la dipendenza dall'estero;
  • può esporre l'economia nazionale alle crisi internazionali.

15.2 Protezionismo

Il protezionismo consiste nell'intervento dello Stato per proteggere la produzione nazionale dalla concorrenza estera.

Gli strumenti principali sono:

  • dazi doganali;
  • quote di importazione;
  • sussidi alle imprese nazionali;
  • norme tecniche o amministrative che limitano l'ingresso di prodotti esteri.

Vantaggi:

  • protegge le imprese nazionali;
  • difende l'occupazione interna;
  • tutela settori strategici;
  • può aiutare industrie giovani o deboli.

Svantaggi:

  • può aumentare i prezzi;
  • riduce la concorrenza;
  • può provocare ritorsioni commerciali;
  • può rendere meno efficienti le imprese protette.

Frase da scritto:

Il libero scambio favorisce l'apertura dei mercati e la concorrenza internazionale, mentre il protezionismo mira a difendere la produzione nazionale attraverso barriere commerciali. Entrambi i modelli presentano vantaggi e rischi, e la scelta dipende dagli obiettivi economici e politici dello Stato.

16. Barriere commerciali

Le barriere commerciali sono strumenti che limitano o regolano gli scambi internazionali.

Si distinguono in:

16.1 Barriere tariffarie

Sono costituite dai dazi doganali, cioè imposte applicate sui prodotti importati.

Il loro effetto è rendere più costosi i beni stranieri e quindi favorire quelli nazionali.

16.2 Barriere non tariffarie

Sono ostacoli diversi dai dazi, come:

  • limiti quantitativi alle importazioni;
  • regolamenti tecnici;
  • norme sanitarie;
  • autorizzazioni amministrative;
  • standard produttivi;
  • controlli doganali complessi.

Anche se non sono imposte, possono rendere più difficile l'accesso di merci estere al mercato nazionale.


17. Il ruolo delle banche nel commercio internazionale

Nel commercio internazionale le banche hanno un ruolo importante perché facilitano i pagamenti tra soggetti che si trovano in Paesi diversi.

Esse possono:

  • garantire pagamenti;
  • concedere credito alle imprese esportatrici e importatrici;
  • gestire operazioni in valuta estera;
  • ridurre il rischio di mancato pagamento;
  • facilitare gli investimenti internazionali.

Senza intermediari finanziari affidabili, gli scambi internazionali sarebbero più rischiosi e complessi.


18. La bilancia dei pagamenti

La bilancia dei pagamenti è il documento contabile che registra tutte le transazioni economiche tra residenti di un Paese e il resto del mondo in un certo periodo di tempo.

Comprende:

  • scambi di beni;
  • scambi di servizi;
  • redditi da lavoro e capitale;
  • trasferimenti;
  • movimenti finanziari;
  • investimenti.

La bilancia dei pagamenti può essere:

  • in avanzo, se le entrate dall'estero superano le uscite;
  • in disavanzo, se le uscite verso l'estero superano le entrate;
  • in pareggio, se entrate e uscite si equivalgono.

18.1 Saldo globale

Il saldo globale indica la differenza complessiva tra entrate e uscite nei rapporti con l'estero.

Un saldo positivo può indicare una buona capacità di esportazione o attrazione di capitali. Un saldo negativo può indicare dipendenza dall'estero o squilibri nei conti internazionali.

18.2 Cambi e bilancia dei pagamenti

La bilancia dei pagamenti è collegata anche al valore della moneta. Se un Paese importa molto più di quanto esporta, può aumentare la domanda di valuta estera, influenzando il cambio.


19. L'internazionalizzazione delle imprese

L'internazionalizzazione è il processo attraverso cui un'impresa estende la propria attività oltre i confini nazionali.

Può avvenire in diversi modi:

  • esportazione di prodotti;
  • apertura di filiali all'estero;
  • accordi con imprese straniere;
  • investimenti diretti esteri;
  • delocalizzazione produttiva;
  • creazione di reti commerciali internazionali.

19.1 Delocalizzazione

La delocalizzazione consiste nello spostamento di attività produttive in Paesi dove i costi sono più bassi o le condizioni sono più favorevoli.

Può ridurre i costi per l'impresa, ma può anche produrre effetti negativi nel Paese di origine, come perdita di posti di lavoro e indebolimento di alcuni settori produttivi.

19.2 Vantaggi dell'internazionalizzazione

  • accesso a nuovi mercati;
  • riduzione dei costi;
  • maggiore competitività;
  • accesso a materie prime;
  • diversificazione del rischio;
  • crescita dimensionale dell'impresa.

19.3 Rischi dell'internazionalizzazione

  • perdita di occupazione nel Paese d'origine;
  • dipendenza da mercati esteri;
  • sfruttamento del lavoro nei Paesi poveri;
  • difficoltà di controllo sulle filiere produttive;
  • pressione sui salari e sui diritti dei lavoratori.

Parte III — Globalizzazione e nuove dimensioni dei rapporti internazionali

20. La globalizzazione

La globalizzazione è il processo di crescente integrazione economica, sociale, culturale e tecnologica tra le diverse aree del mondo.

Essa rende i Paesi sempre più collegati e interdipendenti.

La globalizzazione riguarda:

  • scambi commerciali;
  • mercati finanziari;
  • tecnologie;
  • comunicazioni;
  • cultura;
  • lavoro;
  • migrazioni;
  • ambiente;
  • decisioni politiche ed economiche.

Grazie alla globalizzazione, merci, capitali, informazioni e persone circolano più rapidamente rispetto al passato.

Tuttavia, essa produce anche problemi: disuguaglianze, sfruttamento, crisi ambientali, perdita di sovranità economica e maggiore vulnerabilità alle crisi globali.


21. Cause della globalizzazione

Le principali cause della globalizzazione sono:

21.1 Rivoluzione dei trasporti

Il miglioramento dei trasporti ha ridotto tempi e costi degli scambi internazionali.

Merci che un tempo richiedevano mesi per viaggiare oggi possono raggiungere rapidamente mercati lontani.

21.2 Rivoluzione delle comunicazioni

Internet, telefonia mobile e tecnologie digitali hanno reso possibile lo scambio immediato di informazioni.

Le imprese possono coordinare attività produttive in Paesi diversi e i mercati finanziari possono operare in tempo reale.

21.3 Liberalizzazione degli scambi

La riduzione di dazi e barriere ha favorito il commercio internazionale.

Molti Stati hanno aperto i propri mercati per attirare investimenti e aumentare gli scambi.

21.4 Crescita delle multinazionali

Le imprese multinazionali hanno organizzato la produzione su scala globale, collocando diverse fasi produttive in Paesi differenti.


22. Vantaggi della globalizzazione

La globalizzazione ha prodotto diversi vantaggi.

22.1 Crescita economica

Ha favorito l'aumento degli scambi e l'accesso a mercati più ampi.

Molte imprese possono vendere i propri prodotti in tutto il mondo.

22.2 Diffusione della tecnologia

La globalizzazione ha accelerato la diffusione di conoscenze, innovazioni e tecnologie.

22.3 Maggiore varietà di beni

I consumatori possono accedere a prodotti provenienti da Paesi diversi, spesso a prezzi più bassi.

22.4 Sviluppo di alcuni Paesi emergenti

Alcuni Paesi hanno beneficiato dell'inserimento nei mercati globali, attirando investimenti e sviluppando settori industriali.


23. Svantaggi della globalizzazione

Accanto ai vantaggi, la globalizzazione presenta anche conseguenze negative.

23.1 Disuguaglianze

La ricchezza prodotta dalla globalizzazione non si distribuisce in modo uniforme. Alcuni Paesi, imprese e gruppi sociali ne traggono grandi vantaggi, mentre altri restano esclusi o penalizzati.

23.2 Delocalizzazione e perdita di lavoro

Le imprese possono spostare la produzione dove il lavoro costa meno. Questo può causare disoccupazione nei Paesi sviluppati e condizioni di lavoro difficili nei Paesi poveri.

23.3 Sfruttamento del lavoro

In alcuni Paesi, la competizione internazionale può spingere verso salari bassi, orari pesanti e minori tutele per i lavoratori.

23.4 Riduzione della sovranità economica

Gli Stati possono avere meno libertà di scelta, perché devono tenere conto dei mercati globali, delle multinazionali, degli investitori internazionali e delle organizzazioni sovranazionali.

23.5 Crisi globali

L'interdipendenza può diffondere rapidamente crisi economiche, finanziarie, sanitarie o energetiche da un Paese all'altro.


24. Il ruolo delle multinazionali

Le imprese multinazionali sono imprese che operano in più Paesi attraverso filiali, stabilimenti, reti commerciali o investimenti.

Esse sono protagoniste della globalizzazione perché organizzano produzione, distribuzione e vendita su scala mondiale.

24.1 Vantaggi delle multinazionali

Per i Paesi ospitanti, le multinazionali possono portare:

  • investimenti;
  • occupazione;
  • tecnologie;
  • competenze produttive;
  • collegamenti con i mercati internazionali.

Per le imprese, operare a livello internazionale permette di ridurre costi e aumentare i profitti.

24.2 Effetti negativi delle multinazionali

Le multinazionali possono però produrre anche effetti negativi:

  • sfruttamento dei lavoratori;
  • pressione sui governi per ottenere condizioni favorevoli;
  • danni ambientali;
  • trasferimento dei profitti verso Paesi a fiscalità più bassa;
  • indebolimento delle imprese locali;
  • dipendenza economica dei Paesi più deboli.

Per questo il ruolo delle multinazionali è ambiguo: possono favorire sviluppo e modernizzazione, ma anche creare squilibri economici e sociali.


25. Conseguenze economiche dei flussi migratori

La globalizzazione è collegata anche ai flussi migratori.

Le migrazioni possono avere cause economiche, sociali, politiche o ambientali. Dal punto di vista economico, le persone migrano spesso per cercare lavoro, migliori salari e condizioni di vita più stabili.

25.1 Effetti per i Paesi di arrivo

I Paesi di arrivo possono beneficiare di nuova forza lavoro, soprattutto in settori dove manca manodopera.

Tuttavia, possono sorgere anche problemi di integrazione, pressione sui servizi pubblici e tensioni sociali.

25.2 Effetti per i Paesi di origine

I Paesi di origine possono ricevere rimesse, cioè denaro inviato dai migranti alle famiglie rimaste nel Paese.

Allo stesso tempo, possono perdere giovani lavoratori qualificati, subendo il fenomeno della fuga di cervelli.


26. Organizzazioni e forum dell'economia internazionale

Nel programma sono citati G8, G20, WTO e OCSE. Bisogna conoscerli in generale, senza entrare in dettagli eccessivi.

26.1 G8

Il G8 è stato un forum dei principali Paesi industrializzati. Serviva a discutere questioni economiche e politiche globali.

Oggi il suo ruolo è meno centrale rispetto al G20, perché l'economia mondiale non è più dominata solo dalle potenze industriali tradizionali.

26.2 G20

Il G20 riunisce le principali economie avanzate ed emergenti. È più rappresentativo dell'economia globale contemporanea.

Discute temi come crescita, crisi finanziarie, commercio, sviluppo, energia, ambiente e stabilità economica.

26.3 WTO

Il WTO, Organizzazione Mondiale del Commercio, si occupa delle regole del commercio internazionale.

Il suo obiettivo è favorire scambi regolati, ridurre ostacoli ingiustificati e risolvere controversie commerciali tra Stati.

26.4 OCSE

L'OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, riunisce Paesi con economie sviluppate o avanzate e promuove studi, dati e politiche per migliorare crescita economica, occupazione, istruzione, innovazione e benessere sociale.

26.5 Tabella rapida da memorizzare

Organizzazione/forumChe cos'èFunzione principale
G8Forum informale dei principali Paesi industrializzati. Oggi ha un ruolo meno centrale rispetto al passato.Discutere grandi questioni politiche ed economiche tra potenze industrializzate.
G20Forum che riunisce economie avanzate ed emergenti, insieme a organizzazioni sovranazionali.Coordinare le politiche economiche globali, soprattutto su crisi finanziarie, crescita, debito, commercio e sviluppo.
WTOOrganizzazione Mondiale del Commercio.Regolare il commercio internazionale, ridurre ostacoli agli scambi e risolvere controversie commerciali tra Stati.
OCSEOrganizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.Elaborare studi, dati e proposte per migliorare politiche economiche e sociali, occupazione, istruzione, innovazione e benessere.

Frase da scritto

Nei rapporti economici internazionali operano diversi organismi e forum. Il G8 e il G20 sono sedi di confronto politico-economico tra Stati, mentre il WTO disciplina il commercio internazionale e l'OCSE elabora studi e indicazioni per migliorare le politiche economiche e sociali. Questi organismi mostrano come, nell'economia globalizzata, le scelte dei singoli Stati siano sempre più collegate al contesto sovranazionale.

27. Collegamenti importanti per lo scritto

27.1 Bilancio e politica economica

Il bilancio è lo strumento con cui lo Stato realizza concretamente la politica economica. Attraverso entrate e spese, lo Stato può sostenere crescita, occupazione e redistribuzione.

27.2 Bilancio e art. 53 Cost.

Il dovere tributario previsto dall'art. 53 permette allo Stato di finanziare le spese pubbliche. La progressività del sistema tributario collega fiscalità e giustizia sociale.

27.3 Bilancio e art. 81 Cost.

L'art. 81 collega il bilancio al principio di equilibrio finanziario. Lo Stato deve evitare squilibri eccessivi e garantire sostenibilità nel tempo.

27.4 Maastricht e sovranità economica

I parametri europei limitano la libertà degli Stati nella politica di bilancio. Questo serve a garantire stabilità, ma può anche ridurre lo spazio di intervento pubblico in periodi di crisi.

27.5 Globalizzazione e ruolo dello Stato

La globalizzazione rende più difficile per lo Stato controllare completamente l'economia nazionale, perché imprese, capitali e mercati operano su scala mondiale.

27.6 Libero scambio e protezionismo

Il libero scambio favorisce apertura e concorrenza; il protezionismo difende settori nazionali. Entrambi sono strumenti di politica commerciale.


28. Risposte pronte da foglio d'esame

28.1 Che cos'è il bilancio dello Stato?

Il bilancio dello Stato è il documento contabile, giuridico e politico attraverso cui vengono previste e autorizzate le entrate e le spese pubbliche relative a un determinato anno finanziario. Esso ha una funzione contabile, perché rappresenta la situazione finanziaria dello Stato; una funzione giuridica, perché autorizza la pubblica amministrazione a riscuotere entrate e sostenere spese; e una funzione politica, perché esprime le scelte del Governo e del Parlamento. Attraverso il bilancio lo Stato decide quali settori finanziare, quali obiettivi economici perseguire e come garantire l'equilibrio dei conti pubblici.

28.2 Differenza tra bilancio preventivo e consuntivo

Il bilancio preventivo indica le entrate e le spese previste per l'anno successivo e ha quindi una funzione di programmazione. Il bilancio consuntivo, invece, indica le entrate effettivamente riscosse e le spese effettivamente sostenute in un periodo già concluso. Il primo serve a programmare l'attività finanziaria dello Stato, mentre il secondo serve a controllare se le previsioni sono state rispettate.

28.3 Differenza tra deficit, disavanzo e debito pubblico

Il disavanzo è la situazione in cui, in un determinato bilancio, le spese superano le entrate. Il deficit pubblico indica il saldo negativo annuale dei conti pubblici, spesso espresso in rapporto al PIL. Il debito pubblico, invece, è l'insieme dei debiti accumulati dallo Stato nel tempo. Mentre il deficit riguarda un singolo anno, il debito è il risultato dell'accumulo dei deficit passati.

28.4 Che cosa sono i parametri di Maastricht?

I parametri di Maastricht sono criteri economici stabiliti per garantire stabilità e convergenza tra gli Stati dell'Unione Europea. Tra i più importanti vi sono il limite del deficit pubblico al 3% del PIL e il limite del debito pubblico al 60% del PIL, o comunque la sua progressiva riduzione. Questi parametri servono a evitare squilibri finanziari eccessivi tra gli Stati membri e a garantire maggiore stabilità nell'area europea.

28.5 Libero scambio e protezionismo

Il libero scambio è una politica commerciale che mira a ridurre gli ostacoli agli scambi internazionali, favorendo la concorrenza e l'apertura dei mercati. Il protezionismo, invece, consiste nell'intervento dello Stato per difendere la produzione nazionale attraverso strumenti come dazi, quote e sussidi. Il libero scambio può ridurre i prezzi e aumentare gli scambi, ma può danneggiare i settori nazionali meno competitivi. Il protezionismo può tutelare imprese e occupazione, ma rischia di aumentare i prezzi e ridurre l'efficienza economica.

28.6 Che cos'è la globalizzazione?

La globalizzazione è il processo di crescente integrazione economica, sociale, culturale e tecnologica tra le diverse aree del mondo. Essa favorisce la circolazione di merci, capitali, informazioni, tecnologie e persone. Ha prodotto vantaggi come l'aumento degli scambi, la diffusione dell'innovazione e la crescita di alcuni Paesi emergenti. Tuttavia presenta anche aspetti negativi, come disuguaglianze, delocalizzazione, sfruttamento del lavoro, danni ambientali e riduzione della sovranità economica degli Stati.

28.7 Qual è il ruolo delle multinazionali nella globalizzazione?

Le multinazionali sono imprese che operano in più Paesi e organizzano produzione e vendita su scala globale. Esse sono protagoniste della globalizzazione perché favoriscono investimenti, trasferimento di tecnologie, occupazione e collegamenti internazionali. Tuttavia possono anche produrre effetti negativi, come sfruttamento dei lavoratori, pressione sui governi, delocalizzazione, danni ambientali e trasferimento dei profitti verso Paesi fiscalmente più convenienti. Per questo il loro ruolo è importante ma anche problematico.


29. Domande probabili

  1. Che cos'è il bilancio dello Stato?
  2. Quali sono le funzioni del bilancio?
  3. Quali sono i principi del bilancio?
  4. Differenza tra bilancio preventivo e consuntivo.
  5. Differenza tra bilancio di competenza e bilancio di cassa.
  6. Differenza tra deficit, disavanzo e debito pubblico.
  7. Che cosa sono i parametri di Maastricht?
  8. Che cos'è il Patto di stabilità e crescita?
  9. Che cosa stabilisce l'articolo 81 della Costituzione?
  10. Che cos'è la manovra economica?
  11. Che cosa sono i rapporti economici internazionali?
  12. Quali sono le principali teorie sul commercio internazionale?
  13. Differenza tra libero scambio e protezionismo.
  14. Che cosa sono le barriere commerciali?
  15. Che cos'è la bilancia dei pagamenti?
  16. Che cos'è l'internazionalizzazione delle imprese?
  17. Che cos'è la delocalizzazione?
  18. Che cos'è la globalizzazione?
  19. Quali sono vantaggi e svantaggi della globalizzazione?
  20. Qual è il ruolo delle multinazionali?
  21. Che cosa sono G8, G20, WTO e OCSE?
  22. Quali sono le conseguenze economiche dei flussi migratori?

30. Mini glossario

Bilancio dello Stato: documento che indica entrate e spese pubbliche.

Bilancio preventivo: bilancio che prevede entrate e spese future.

Bilancio consuntivo: bilancio che registra entrate e spese già avvenute.

Deficit: saldo negativo annuale tra entrate e spese.

Disavanzo: eccedenza delle spese sulle entrate in un bilancio.

Debito pubblico: somma dei debiti accumulati dallo Stato nel tempo.

Manovra economica: insieme degli interventi su entrate e spese pubbliche.

Parametri di Maastricht: criteri europei di stabilità economica e finanziaria.

Patto di stabilità: regole europee per evitare deficit eccessivi.

Libero scambio: politica di apertura dei mercati internazionali.

Protezionismo: politica di difesa della produzione nazionale.

Dazio: imposta applicata su beni importati.

Bilancia dei pagamenti: documento che registra le transazioni economiche con l'estero.

Internazionalizzazione: espansione delle imprese oltre i confini nazionali.

Delocalizzazione: trasferimento di attività produttive in altri Paesi.

Globalizzazione: crescente integrazione mondiale di economie, società, culture e tecnologie.

Multinazionale: impresa che opera in più Paesi.

WTO: organizzazione mondiale che regola il commercio internazionale.

OCSE: organizzazione che promuove cooperazione, sviluppo economico e politiche sociali.


31. Mappa Mermaid

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ZenoPubblicato con Zeno
Blocco 4 - Bilancio dello Stato, rapporti economici internazionali e globalizzazione